Chi siamo: Cantina Borrelli 1954
Un magazzino, una famiglia, settant'anni di vino
Nel 1954 Aldo Borrelli prese in affitto un vecchio magazzino al civico 14 di Via dei Pispini, a Siena, con l'idea semplice e ostinata di fare una cosa sola: vendere vino buono alle persone del quartiere. Il locale aveva le volte basse in mattoni e odore di terra umida. Aldo ci portò le prime damigiane dal Chianti Classico, sistemò un banco ricavato da assi di cipresso che aveva recuperato da un falegname di Via Pantaneto, e aprì la porta. Non aveva un piano di marketing. Aveva un rapporto diretto con i produttori e l'abitudine di assaggiare tutto prima di mettere qualcosa in vendita.
Quel banco di cipresso è ancora lì, al suo posto esatto, consumato sul bordo dove generazioni di avventori hanno appoggiato il gomito.
Come siamo cresciuti, senza perdere il filo
Negli anni Settanta il figlio di Aldo, Marco Borrelli, cominciò ad allargare la selezione oltre la Toscana. Fu lui a portare in cantina i primi Barolo e Barbaresco, qualche bottiglia dalla Campania, qualcuna dall'Alsazia. Marco aveva studiato due anni a Bordeaux e tornato a Siena aveva le idee chiare: la cantina doveva restare un posto dove si poteva comprare una singola bottiglia da otto euro o una cassa da collezione, senza che nessuno ti guardasse storto. Lo spirito era quello di Aldo: il vino è per tutti, non è un rito per pochi eletti.
Oggi la cantina è guidata da Giulia e Tommaso Borrelli, figli di Marco, terza generazione della famiglia. Giulia si occupa degli acquisti e dei rapporti con i produttori; conosce a memoria quasi trecento etichette e ha una memoria particolare per le annate difficili, quelle che i produttori preferirebbero dimenticare ma che a volte riservano sorprese. Tommaso gestisce la parte del wine bar, quella dei banconi serali, delle serate di degustazione informale che organizziamo ogni primo giovedì del mese da ottobre a maggio.
Il posto
Le volte in mattone ci sono ancora. Abbiamo aggiunto una seconda sala nel 2009, quando abbiamo preso in gestione il locale adiacente, ma il carattere del magazzino originale è rimasto intatto. L'enoteca ha una capacità di circa quaranta persone sedute, con scaffalature in abete lungo le pareti che ospitano quasi duemila referenze tra bottiglie singole e formati magnum. Il banco di cipresso divide lo spazio tra la parte vendita al dettaglio e quella del wine bar vero e proprio, dove la sera si può ordinare un calice e qualcosa da mangiare senza prenotare.
Siena è una città che non perdona le cose finte. I senesi lo capiscono subito se stai cercando di vendergli qualcosa che non vale il prezzo, e il passaparola in una città di questa dimensione funziona in entrambe le direzioni. Questo ci ha tenuti onesti per settant'anni e continuerà a farlo.
Come lavoriamo
Andiamo di persona a visitare la maggior parte dei produttori con cui lavoriamo. Non tutti, ma quelli nuovi quasi sempre. Giulia fa almeno tre viaggi all'anno fuori dalla Toscana, in genere in Piemonte a settembre dopo la vendemmia, in Campania in primavera e una volta ogni due anni in qualche zona che stiamo esplorando. I produttori con cui collaboriamo da più tempo, come la famiglia Saracini nel Chianti Senese o i Ferruccio Viganò in Valtellina, li conosciamo da prima che Giulia e Tommaso nascessero: erano clienti di Marco.
Le serate di degustazione del giovedì non hanno un tema prestabilito di anno in anno. Decidiamo di volta in volta, spesso in base a cosa è arrivato di interessante in cantina nelle settimane precedenti. A volte invitamo il produttore, a volte no. L'ingresso è libero, si paga solo quello che si beve.
Una cosa che non è cambiata dal 1954
Se entri e non sai cosa scegliere, ti facciamo assaggiare prima di farti comprare. Aldo lo faceva con le damigiane, noi lo facciamo con le bottiglie. Non è una strategia commerciale, è semplicemente il modo in cui ha sempre funzionato qui.